Ernst von Glasersfeld e la Scuola operativa italiana - Gruppo di ricerca logonica

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Ernst von Glasersfeld e la Scuola operativa italiana

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Prefazione di Marco Bettoni alla relazione  presentata da Pino Parini in  occasione  del “Commemorative  Issue”di Ernst von Glasesrsfeld, pubblicata nel N° 2 Vol. 6 di Constructivist Foundations
Marzo 2011   Bruxelles


Marco Bettoni - Direttore del Dipartimento di Ricerca e Sviluppo dell’ Università a Distanza Svizzera e già docente di Intelligenza Artificiale al Politecnico di Basilea


….la bellezza risulta sempre
dall’esecuzione di certe operazioni mentali
(Ceccato 1987:7)


Fu la collaborazione con Ceccato , nei primi 15 anni (1947-1962) che “mise solide basi” al pensiero di Ernst Von Glasersfeld e determinò, fin dal loro primo incontro, avvenuto nell’estate del 1947 in Val di Sogno sul lago di Garda  il corso futuro della sua vita (Glasersfeld  2010: 126).
Sotto un certo aspetto si deve al  Tractatus di Wittgenstein se  questo primo incontro ha  consentito di stabilire, fra von Glasersfeld e Ceccato, un fertile e comune terreno di conversazione. (Glasersfeld 1995; 6, 2010; 127).
Avendoli conosciuti personalmente e rispettivamente per 25 e 16 anni ritengo che ciò che ha contribuito maggiormente alla loro duratura amicizia sia stata la loro passione per l’arte.  
Nel 1947  von Glasersfeld divenne membro effettivo del gruppo di Ceccato - quello che in seguito venne chiamato la ” Scuola Operativa Italiana” e che si proponeva di “riscrivere la teoria della conoscenza e del linguaggio” -  e da quel momento partecipò attivamente alle riunioni informali. (Glasersfeld 2010; 128)
Quando Ceccato fondò Methodos nel 1949   von Glasersfeld ne tradusse, per il primo numero della rivista,  il “Teocono”   ed altri articoli (Ceccato 1949)
Negli anni successivi poi von Glasersfeld fece regolarmente la traduzione  in Inglese,  degli articoli italiani e tedeschi.
Tuttavia il periodo della sua collaborazione con Ceccato, che in seguito influenzerà più profondamente la sua ricerca, quando egli si trasferirà definitivamente negli Stati Uniti, fu quello degli ultimi quattro anni, dal 1959 al 1962
E’ in quel periodo che Ceccato e i suoi collaboratori applicarono le loro analisi operazionali in due linee di ricerca sperimentali e complementari: la traduzione meccanica (Ceccato 1960) e il “Cronista meccanico” (mechanical reporter), ovvero una macchina che osserva e descrive gli eventi del suo ambiente (Ceccato  1964).
Ceccato aveva concepito le prime idee per queste due applicazioni in seguito agli incontri che ebbe a Londra uno con Dennis Gabor nel 1953 (Ceccato 1964/ 1966: 648; Ceccato 1987: 59) e l’altro con Collin Cherry nel 1955  ( Ceccato 1960: 18).
Fu Gabor a incoraggiare Ceccato e a consigliargli di costruire un modello meccanico dell’ attività mentale secondo le sue analisi, mentre Cherry gli suggerì che avrebbe potuto presentare una proposta di traduzione meccanica ai centri di ricerca di US Air  Force  o di Us Navy (Glasersfeld 2010: 176).
Quando poi Ceccato nel 1957 fondò il Centro di Cibernetica e di Attività Linguistiche presso l’Università di Milano quei due suggerimenti gli offrirono la base per presentare nei due anni successivi una proposta di ricerca  per ciascuno dei due progetti.(Ceccato 1987: 75)
La proposta per il progetto di traduzione meccanica, che prevedeva la traduzione reciproca di tre lingue: la russa, l’inglese e l’italiano, fu presentata all’Air Research Development of  the Us Air Force e quando nel 1959 venne accettata von Glasersfeld  entrò , per questo progetto, al Centro di Cibernetica come assistente di ricerca a tempo pieno (Glasersfeld 1995: 7).  Oltre a lui e a Ceccato il team di traduzione meccanica incluse, tra gli altri, Enrico Albani,  Enrico Maretti, Sergei Perschke, Bruna Zonta, Elsa Samet, Renzo Beltrame e dal 1960 anche Jehane  Burns .
Il secondo progetto, il cronista meccanico, ricevette  i fondi da Euratom nel 1960 ed incominciò con un piccolo team quale sottogruppo di quello impegnato nella traduzione meccanica, composto da Maretti, Beltrame e Ceccato (Ceccato 1987: 75).  Fu in questo periodo di intensa attività  al Centro di Cibernetica di Milano che Pino Parini, pittore e studioso di pedagogia dell’arte,  apprendendo da una rivista le ricerche che stava conducendo  Ceccato rimase affascinato dall’  “innovativo modello cibernetico della mente umana” (Parini 1997).
In quel periodo Parini che aveva recentemente fondato a Rimini un gruppo impegnato ad indagare il rapporto fra arte e scienza:  il “Gruppo V”, aveva già sperimentato, attraverso i “logoschemi”, una tecnica intesa a visualizzare in  versione estetica i concetti filosofici,  con particolare riferimento  alla “Critica della Ragion Pura” di E.  Kant.
Parini  prese  contatto con Ceccato nella speranza di ottenere alcune idee , spunti critici o suggerimenti  per questa sua ricerca in campo artistico.(Ceccato 1987: 123).  Dopo l’incontro (Parini 2007), avvenuto il 3 Marzo 1961 al Centro di Cibernetica ,  Parini fu invitato a collaborare al progetto del cronista meccanico (Ceccato1964: 54) e divenne così il primo artista ad adottare l’idea di Silvio Ceccato intesa a definire  i concetti in termini di operazioni mentali.
Parini trasferì  pertanto nella ricerca cibernetica la propria interpretazione,  avvalendosi delle tecniche e dei procedimenti dell’arte visiva, contribuendo così al progresso della metodologia con concetti originali come quello della “struttura costitutiva” (vedere l’articolo di Parini) .
La collaborazione di un  artista con un innovativo gruppo di ricerca cibernetica, nei primi anni sessanta, può sembrare a prima vista sorprendente tuttavia ciò  apparirà  chiaro e coerente se si tiene conto  dell’interesse all’ arte che ha avuto Ceccato fin da giovane grazie alla passione per la musica e agli studi di composizione musicale (Ceccato 1964/1966: 31).
E’ da considerare inoltre determinante  il fatto che la ricerca che ha portato prima allo sviluppo dalla metodologia operativa (1948-1952) poi alla svolta cibernetica (1953-1956) ed infine agli esperimenti di intelligenza artificiale (1956-1964) era stata preceduta molti anni prima da una ricerca filosofica (1940-1947) intesa a definire i fondamenti concettuali dell’arte e dell’ estetica. (Ceccato 1941; 1964/1966; 1987), tanto che senza la ricerca di Ceccato nell’arte non avremmo oggi il costruttivismo radicale .   Il contributo di Parini ne è una valida testimonianza e mette in rilievo gli aspetti essenziali dello stretto rapporto che collega la ricerca dell’arte con la metodologia operativa e fondamenti del costruttivismo radicale. Sono inoltre convinto che chiarendo il ruolo che la musica, la pittura e l’arte in generale hanno giocato sul lavoro di Ceccato dall’inizio della sua ricerca, nel 1930 fino alla sua morte nel 1997 si potrebbe avere una migliore comprensione dello stesso costruttivismo radicale.

                                                                                                  Marco Bettoni
                                                                                                



 
 
 
 
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