L'autocontrollo posturale nella dinamica attenzionale dell'approccio analitico - operativo - Gruppo di ricerca logonica

Vai ai contenuti

Menu principale:

L'autocontrollo posturale nella dinamica attenzionale dell'approccio analitico - operativo

archivio > ricerca operativa > Giuseppe Martinini
 

Giuseppe  Martinini

L'AUTOCONTROLLO POSTURALE

nella dinamica attenzionale
dell'approccio analitico-operativo  

----------------------------------------------------


Per acquisire la capacità di assumere e mantenere stabilmente, attraverso la dinamica attenzionale dell'analisi operativa, un assetto posturale equilibrato ed autoregolato in grado di prevenire e riordinare squilibri del portamento o deviazioni della struttura corporea.
   

----------------------------------------------------


Introduzione

Per "autocontrollo posturale" intendo la capacità di assumere un assetto posturale equilibrato ed autoregolato, mantenendolo nei più svariati contesti situazionali.
                                                                   
Nell'approccio analitico-operativo qui presentato, l'equilibrio posturale non è riferibile a parametri tradizionalmente assunti come "oggettivi", proponendo un criterio di validità precostituito ed uguale per tutti. Ritengo infatti che un atteggiamento posturale possa considerarsi "equilibrato" solo quando il soggetto sia consapevole delle OPERAZIONI MENTALI che deve svolgere per ottenere l'ALLINEAMENTO RECIPROCO dei segmenti che compongono la sua struttura corporea.                                                     
Conviene subito precisare che l'atteggiamento posturale viene qui considerato in rapporto al PARADIGMA ANATOMO-FISIOLOGICO, rivolto all'integrità e al perfezionamento strutturale e funzionale dell'organismo; ben diversamente, quindi, dal PARADIGMA SPORTIVO, in cui la postura viene subordinata alla necessità di ottenere dal gesto un risultato tecnico: usando il corpo come STRUMENTO AL SERVIZIO DI UNA PRESTAZIONE, i carichi e le sollecitazioni meccaniche possono in tal modo causare alterazioni alle strutture anatomiche o alle funzioni fisiologiche impegnate nel gesto sportivo.
Nella danza, come pure nella Ginnastica Artistica, vige il paradigma COREOGRAFICO-FIGURATIVO con la CONNOTAZIONE ESTETICA del gesto, che tuttavia, anche in tal caso, può minacciare l'integrità anatomo-funzionale a causa di una gestualità largamente improntata ad inarcamenti vertebrali iperlordosizzanti, sia a livello lombare che cervicale (fig.1).

Nella PROSPETTIVA ANALITICO-OPERATIVA il concetto tradizionale di esercizio come "fedele esecuzione di una sequenza figurativa passivamente imitata e riprodotta dall'esterno" cede il posto ad una concezione in cui ogni esercizio viene ricondotto alle operazioni con cui è stato mentalmente COSTITUITO, a partire dal DINAMISMO ATTENZIONALE che permette, applicandosi al funzionamento degli apparati sensoriali, di "presenziare", cioè rendere mentalmente presente l'attività che gli organi stanno espletando, innestando così un ponte tra il mondo fisico e quello mentale. E' facile rendersene conto focalizzando l'attenzione sul funzionamento dell'apparato tattile mentre si cammina: si avvertirà chiaramente che ad ogni passo i piedi entrano in contatto col suolo; senza l'intervento dell'attenzione, il dinamismo di interazione fisica tra l'organismo e l'ambiente (nel nostro caso, tra i piedi e il suolo) scorrerebbe, per così dire, "per conto proprio", senza costituire alcun COSTRUTTO MENTALE e, conseguentemente, senza poter apportare alcuna modifica comportamentale.
             
           figura 1  
                                                                                                    

Dal punto di vista metodologico-didattico ritengo quindi opportuno avviare l'approccio all'Autocontrollo Posturale applicando anzitutto il dinamismo attenzionale all'apparato tattile: nel primo esercizio, il soggetto, stando seduto e mantenendo un'asta piatta appoggiata alla schiena, focalizza l'attenzione sulle afferenze tattili, cioè su quegli impulsi che, nell'interazione tra i recettori della pelle e le stimolazioni fisiche provenienti dall'asta, vengono veicolati e successivamente elaborati ai vari livelli del sistema nervoso centrale.
Applicando così il dinamismo attenzionale, il contatto tra schiena ed asta non si riduce ad un mero rapporto di interazione fisica, ma viene a costituire il CAMPO ATTENZIONALE (C.A.), ovvero l'ambito in cui le varie  operazioni posturali vengono effettuate nei vari passaggi e ai vari livelli di elaborazione ( fig2).
                                           
               figura 2                                                                          figura 3

Costituito così preliminarmente il campo attenzionale nel contatto tra schiena ed asta, il soggetto è ora invitato a compiere una seconda operazione, nell'ambito della porzione di schiena a contatto con l'asta: la DIFFERENZIAZIONE in 2 distinti contatti attraverso 2 distinte "prese attenzionali" (contatto lombare e contatto dorsale, simbolizzati in fig.3 rispettivamente con C.L. e C.D.)

Dopo avere nettamente differenziato i 2 contatti, verrà ricercata la COMPRESENZA SOMMATIVA in cui la prima presa attenzionale C.L. è  mantenuta al sopraggiungere della seconda C.D.                                               
Da tale compresenza, applicando l'attenzione alla superficie corporea ricoperta dall'asta, risulterà infine l'esperienza soggettiva della SENSAZIONE di "schiena   appiattita".
Conviene precisare che nella compresenza sommativa l'attenzione è "unificante", nel senso che riunisce ed armonizza le varie prese attenzionali in un unico "momento", come in un coro, in cui le varie voci si fondono in una struttura unificata.

Invarianza posturale e variabili interferenti

Per ottenere una stabile e duratura modifica comportamentale, il soggetto, acquisita la capacità di appiattire la schiena, dovrà ora operare mantenendo invariato, pur nella variabilità dei contesti situazionali, l'appiattimento raggiunto, assumendolo come invarianza anche al sopraggiungere di eventuali interferenze tendenti a vanificare l'invarianza programmata.
Dalla stazione seduta, l'intento sarà quello di mantenere l'allineamento raggiunto attraverso la compresenza sommativa, pur introducendo la variabile dell'inclinazione avanti del busto (fig.4).
Tale inclinazione, se non guidata dalla presa attenzionale, tenderebbe di per sè ad accentuare l'incurvamento in cifosi della zona dorsale C.D., con conseguente perdita dell'invarianza posturale.


                    figura 4

Analogamente, nel passaggio dalla stazione seduta a quella eretta, la mancata guida attenzionale potrebbe annullare o ridurre il mantenimento del contatto a livello lombare C.L. L'inconveniente potrà però essere evitato ricorrendo alla flessione di una gamba, in modo da conservare l'invarianza pur nella variazione situazionale (fig.5).



      figura 5

Dalla sensazione alla rappresentazione

Per liberare la sensazione dal vincolo del contatto con l'asta, sarà ora necessario il ricorso alla rievocazione delle afferenze tattili in assenza dello strumento (l'asta) che ha fornito al contatto le stimolazioni fisiche del piano d'appoggio.
                                                                                                                      
E' questo il passaggio dalla sensazione alla rappresentazione, in cui il dinamismo attenzionale richiama e ripresenta le esperienze sensoriali precedentemente compiute e memorizzate.                                                             
Non più dipendente dallo strumento fisico (l'asta), il soggetto potrà così assumere l'invarianza posturale come riferimento costante da mantenere nei vari contesti  situazionali.                                                                                
Nelle figg. 6-7-8 la sensazione precedentemente sollecitata dal contatto con l'asta viene ora rievocata atteggiando le braccia come se ancora mantenessero l'asta stessa appoggiata al dorso, riproponendo così, sul piano della rappresentazione, la stessa invarianza già ottenuta a livello della sensazione.

                                                                                            


              
                       figura 6                                                                       figura 7

Alla luce delle argomentazioni svolte e degli esempi illustrati, appare quindi anacronistica e controproducente l'ingenua richiesta di "star dritto", dal momento che la capacità di assumere un assetto posturale equilibrato non viene acquisita spontaneamente "per natura", ma solo grazie ad un costante e progressivo percorso di apprendimento.  
Esortando banalmente il soggetto a "raddrizzare la schiena" si commette un errore non solo in senso psico-pedagogico (assegnare un compito senza fornire adeguati strumenti per risolverlo), ma anche da un punto di vista bio-meccanico: la pressante esortazione può produrre infatti un vago e maldestro tentativo di raddrizzamento, senza però alcuna differenziazione tra regione lombare e regione dorsale, con conseguente inarcamento del tratto lombare in iperlordosi.
Invece di ottenere una correzione dell'atteggiamento posturale, lo sforzo del soggetto si traduce così, paradossalmente, in un danno aggiuntivo.
Partendo dalle esperienze di contatto qui proposte, sarà allora possibile raggiungere gradualmente quella capacità sensitiva e rappresentativa in grado di assicurare al soggetto un assetto posturale equilibrato ed autoregolato.

              figura 8


Riferimenti bibliografici:
Dario Riva: "Ghepardi da salotto" -Ed. Ananke, 2008
Kathleen Porter: "Colonna vertebrale senza età" - Macro Ed., 2010
Laura Mandolesi:"Neuroscienze dell'attività motoria" -Ed.Springer, 2012
PierLuigi Amietta-Silvia Magnani: "Dal gesto al pensiero"- Ed. Franco Angeli, 1998.

----------------------------------------------------


Giugno 2013

Testo: Giuseppe Martinini
Grafica: Fiorella Bartolini

----------------------------------------------------





 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu