Un approccio cibernetico al processo cognitivo - Gruppo di ricerca logonica

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Un approccio cibernetico al processo cognitivo

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Ernst von Glasersfeld e la Scuola operativa italiana
Implicazioni didattiche della consapevolezza operativa

Prefazione di Marco Bettoni  

Marco Bettoni - Direttore del Dipartimento di Ricerca e Sviluppo dell’ Università a Distanza Svizzera e già docente di Intelligenza Artificiale al Politecnico di Basilea


….la bellezza risulta sempre
dall’esecuzione di certe operazioni mentali
(Ceccato 1987:7)

Fu la collaborazione con Ceccato , nei primi 15 anni (1947-1962) che “mise solide basi” al pensiero di Ernst Von Glasersfeld e determinò, fin dal loro primo incontro, avvenuto nell’estate del 1947 in Val di Sogno sul lago di Garda  il corso futuro della sua vita (Glasersfeld  2010: 126).
Sotto un certo aspetto si deve al  Tractatus di Wittgenstein se  questo primo incontro ha  consentito di stabilire, fra von Glasersfeld e Ceccato, un fertile e comune terreno di conversazione. (Glasersfeld 1995; 6, 2010; 127).
Avendoli conosciuti personalmente e rispettivamente per 25 e 16 anni ritengo che ciò che ha contribuito maggiormente alla loro duratura amicizia sia stata la loro passione per l’arte.  
Nel 1947  von Glasersfeld divenne membro effettivo del gruppo di Ceccato - quello che in seguito venne chiamato la ” Scuola Operativa Italiana” e che si proponeva di “riscrivere la teoria della conoscenza e del linguaggio” -  e da quel momento partecipò attivamente alle riunioni informali. (Glasersfeld 2010; 128)
Quando Ceccato fondò Methodos nel 1949   von Glasersfeld ne tradusse, per il primo numero della rivista,  il “Teocono”   ed altri articoli (Ceccato 1949)
Negli anni successivi poi von Glasersfeld fece regolarmente la traduzione  in Inglese,  degli articoli italiani e tedeschi.
Tuttavia il periodo della sua collaborazione con Ceccato, che in seguito influenzerà più profondamente la sua ricerca, quando egli si trasferirà definitivamente negli Stati Uniti, fu quello degli ultimi quattro anni, dal 1959 al 1962
E’ in quel periodo che Ceccato e i suoi collaboratori applicarono le loro analisi operazionali in due linee di ricerca sperimentali e complementari: la traduzione meccanica (Ceccato 1960) e il “Cronista meccanico” (mechanical reporter), ovvero una macchina che osserva e descrive gli eventi del suo ambiente (Ceccato  1964).
Ceccato aveva concepito le prime idee per queste due applicazioni in seguito agli incontri che ebbe a Londra uno con Dennis Gabor nel 1953 (Ceccato 1964/ 1966: 648; Ceccato 1987: 59) e l’altro con Collin Cherry nel 1955  ( Ceccato 1960: 18).
Fu Gabor a incoraggiare Ceccato e a consigliargli di costruire un modello meccanico dell’ attività mentale secondo le sue analisi, mentre Cherry gli suggerì che avrebbe potuto presentare una proposta di traduzione meccanica ai centri di ricerca di US Air  Force  o di Us Navy (Glasersfeld 2010: 176).
Quando poi Ceccato nel 1957 fondò il Centro di Cibernetica e di Attività Linguistiche presso l’Università di Milano quei due suggerimenti gli offrirono la base per presentare nei due anni successivi una proposta di ricerca  per ciascuno dei due progetti.(Ceccato 1987: 75)
La proposta per il progetto di traduzione meccanica, che prevedeva la traduzione reciproca di tre lingue: la russa, l’inglese e l’italiano, fu presentata all’Air Research Development of  the Us Air Force e quando nel 1959 venne accettata von Glasersfeld  entrò , per questo progetto, al Centro di Cibernetica come assistente di ricerca a tempo pieno (Glasersfeld 1995: 7).  Oltre a lui e a Ceccato il team di traduzione meccanica incluse, tra gli altri, Enrico Albani,  Enrico Maretti, Sergei Perschke, Bruna Zonta, Elsa Samet, Renzo Beltrame e dal 1960 anche Jehane  Burns .
Il secondo progetto, il cronista meccanico, ricevette  i fondi da Euratom nel 1960 ed incominciò con un piccolo team quale sottogruppo di quello impegnato nella traduzione meccanica, composto da Maretti, Beltrame e Ceccato (Ceccato 1987: 75).  Fu in questo periodo di intensa attività  al Centro di Cibernetica di Milano che Pino Parini, pittore e studioso di pedagogia dell’arte,  apprendendo da una rivista le ricerche che stava conducendo  Ceccato rimase affascinato dall’  “innovativo modello cibernetico della mente umana” (Parini 1997).
In quel periodo Parini che aveva recentemente fondato a Rimini un gruppo impegnato ad indagare il rapporto fra arte e scienza:  il “Gruppo V”, aveva già sperimentato, attraverso i “logoschemi”, una tecnica intesa a visualizzare in  versione estetica i concetti filosofici,  con particolare riferimento  alla “Critica della Ragion Pura” di E.  Kant.
Parini  prese  contatto con Ceccato nella speranza di ottenere alcune idee , spunti critici o suggerimenti  per questa sua ricerca in campo artistico.(Ceccato 1987: 123).  Dopo l’incontro (Parini 2007), avvenuto il 3 Marzo 1961 al Centro di Cibernetica ,  Parini fu invitato a collaborare al progetto del cronista meccanico (Ceccato1964: 54) e divenne così il primo artista ad adottare l’idea di Silvio Ceccato intesa a definire  i concetti in termini di operazioni mentali.
Parini trasferì  pertanto nella ricerca cibernetica la propria interpretazione,  avvalendosi delle tecniche e dei procedimenti dell’arte visiva, contribuendo così al progresso della metodologia con concetti originali come quello della “struttura costitutiva” (vedere l’articolo di Parini) .
La collaborazione di un  artista con un innovativo gruppo di ricerca cibernetica, nei primi anni sessanta, può sembrare a prima vista sorprendente tuttavia ciò  apparirà  chiaro e coerente se si tiene conto  dell’interesse all’ arte che ha avuto Ceccato fin da giovane grazie alla passione per la musica e agli studi di composizione musicale (Ceccato 1964/1966: 31).
E’ da considerare inoltre determinante  il fatto che la ricerca che ha portato prima allo sviluppo dalla metodologia operativa (1948-1952) poi alla svolta cibernetica (1953-1956) ed infine agli esperimenti di intelligenza artificiale (1956-1964) era stata preceduta molti anni prima da una ricerca filosofica (1940-1947) intesa a definire i fondamenti concettuali dell’arte e dell’ estetica. (Ceccato 1941; 1964/1966; 1987), tanto che senza la ricerca di Ceccato nell’arte non avremmo oggi il costruttivismo radicale .   Il contributo di Parini ne è una valida testimonianza e mette in rilievo gli aspetti essenziali dello stretto rapporto che collega la ricerca dell’arte con la metodologia operativa e fondamenti del costruttivismo radicale. Sono inoltre convinto che chiarendo il ruolo che la musica, la pittura e l’arte in generale hanno giocato sul lavoro di Ceccato dall’inizio della sua ricerca, nel 1930 fino alla sua morte nel 1997 si potrebbe avere una migliore comprensione dello stesso costruttivismo radicale.


                                                                                                  Marco Bettoni
                                                                                                

Traduzione  della relazione  presentata da Pino Parini in  occasione  del “Commemorative  Issue”
di Ernst von Glasesrsfeld, pubblicata nel N° 2 Vol. 6 di Constructivist Foundations
Marzo 2011   Bruxelles


Contesto.

Con la mia comunicazione intendo sottolineare  anzitutto l’importante contributo che Ernst Von Glasersfeld ha dato alla Scuola Operativa Italiana fin dai primi anni sessanta quando sotto la supervisione  di Silvio Ceccato fu avviato, al Centro di Cibernetica dell’Università di Milano, il progetto di meccanizzazione delle attività umane superiori.
Problema.
Si trattava di analizzare i processi cognitivi in termini  di dinamismi  mnemonico- attenzionali  ai quali era ricondotto ogni contenuto di pensiero nel rapporto di interdipendenza osservatore-osservato.
Metodo.
Il progetto nella sua preminente finalità pratica  aveva come obiettivo la traduzione linguistica dove Glasersfeld era impegnato nell’analisi delle reti correlazionali del pensiero , quelle che poi in seguito hanno caratterizzato il suo indirizzo costruttivistico.
L’aspetto semantico che implicava, soprattutto, l’attività di categorizzazione e l’analisi dei processi di percezione e rappresentazione trovò l’esemplificazione operativa nel modello della “macchina che osserva e descrive”.
Risultati.
La mia partecipazione all’analisi delle “figure” con la sintesi della “struttura costitutiva” mi ha poi consentito di realizzare  a livello scolastico le premesse di una didattica operativa basata sulla consapevolezza delle operazioni mentali.
Implicazioni.
Il confronto delle nostre esperienze mi ha rivelato la corrispondenza di alcuni risultati dovuti soprattutto al presupposto comune che le unità esperienziali  dipendono dalle operazioni eseguite dal percipiente.
Parole chiave.
Struttura costitutiva, attenzione, visione, esperienza, processi cognitivi, Silvio Ceccato.

Un approccio cibernetico al processo cognitivo


Il mio primo ricordo di Ernst von Glasersfeld risale all’inizio degli anni sessanta quando Silvio Ceccato aveva riunito, al Centro di Cibernetica all’Università di Milano. un gruppo di studiosi fra cui   alcuni stranieri per impegnarli nel progetto di mecanizzazione delle attività umane superiori.  Il programma si proponeva come obiettivo l’approccio cibernetico ai processi cognitivi, con particolare riferimento alla percezione visiva e che Ceccato presentava con il modello della “macchina che osserva  e descrive”.  Questo progetto era integrato con il programma di traduzione linguistica che era finanziato dal governo americano con lo scopo principale  della traduzione dal Russo all’Inglese, che in quel periodo rivestiva un notevole interesse strategico. Si formarono così due distinti settori di ricerca che pur avendo finalità diverse    si basavano  sugli stessi presupposti teorici, quelli cioè che Ceccato aveva rielaborato in tanti anni di ricerca nel tentativo di analizzare la mente umana  in termini di operazioni e che nel suo modello erano individuate nell’attività mnemonico-attenzionale costitutiva di ogni  contenuto di pensiero.



Il superamento dell’antitesi mente - corpo


Su questi presupposti teorici nella seconda metà del 1940, dall’incontro di Ceccato con Giuseppe Vaccarino e Vittorio Somenzi, era sorta la Scuola Operativa Italiana di cui essi ne furono i fondatori.  Fu allora che Glasersfeld  incominciò a collaborare  con Ceccato impegnandosi nella traduzione dei suoi scritti teorici e che furono poi le basi sulle quali egli sviluppò quell’indirizzo di pensiero che lo contraddistingue nell’ambito del costruttivismo radicale.  Per questo suo interesse, quando Ceccato gli propose di partecipare al progetto linguistico, accettò l’invito con entusiasmo e per due anni, elaborò per il gruppo linguistico, quell’approccio correlazionale del pensiero che ha sempre contraddistinto l’indirizzo operativo dalla linguistica tradizionale la quale si è interessata esclusivamente dell’aspetto grammaticale-sintattico.
Per superare quelle limitazioni bisognava condurre l’analisi  delle parole  per il loro aspetto semantico.
Era proprio questo il compito della equipe impegnata nel progetto cibernetico che l’ing. Enrico Maretti con la collaborazione dell’ing. Renzo Beltrame stavano trasferendo dal piano della pura impostazione teorica alla progettazione degli organi e delle funzioni della macchina pensante.
Già nell’articolo pubblicato da Leonardo Sinisgalli in Civiltà delle Macchine (Civilization of  Machines) nel 1962, sotto il titolo “l’osservazione nell’uomo e nella macchina” Ceccato ne presentava il modello a blocchi (Ceccato 1962).
Si trattava    della visualizzazione delle funzioni mentali associate  ai processi visivi e indicati nello schema dalle interconnessioni tra i vari apparati. (fig.1)
Figura 1 Diagramma dei blocchi della macchina che  osserva e descrive (Ceccato 1965)



Il modello a blocchi di Ceccato era essenzialmente un progetto per la ricerca e la sperimentazione e soltanto con gli sviluppi più avanzati della tecnica di quel tempo sarebbe stato possibile realizzare.   Questo progetto intendeva essere soprattutto una enunciazione teorica intesa a dimostrare il superamento dell’antitesi “mente-corpo”, “spirito-materia”, “oggetto-soggetto” e simili.
La vasta indagine, basata su questi presupposti teorici, condotta dalla “Scuola Operativa Italiana” con il fondamentale contributo di von Glasersfeld e GiuseppeVaccarino, segnò indubbiamente il livello più avanzato di un’analisi dei processi cognitivi.(Ceccato  1972, Ceccato & Zonta 1980, Vaccarino 1988, 1997, 2000)
La ricerca che si stava conducendo al Centro di Cibernetica, nei primi anni sessanta, aveva già delineato un quadro abbastanza completo delle attività mentali e in particolare quelle che riguardavano le complesse funzioni visive.
Era proprio questo il problema cruciale in quanto si era iniziata la costruzione del “visore”, l’unico apparato che è stato realizzato.
Il modello conserva ancora tutta la sua attualità innovativa perché si è posto fin da allora il problema del superamento dell’antitesi  osservatore-osservato che è oggi al centro di molti approcci costruttivistici.


Il concetto di “struttura costitutiva”


Il progetto, nell’integrare le funzioni visive con l’attività mentale, comportava quelle analisi a livello semantico nelle quali era impegnato Glasersfeld rendendo pertanto complementare l’attività dei due gruppi.
La macchina sarebbe stata così in grado di riconoscere gli oggetti del suo mondo esperienziale soltanto se il visore avesse operato interattivamente con gli organi della semantizzazione.  A loro volta questi avevano la funzione di stabilire il  collegamento con le matrici memorizzanti dove erano registrate le articolazioni dei vari oggetti  secondo quello schema che per la sua sintesi e il suo dinamismo fu definito la struttura costitutiva. (interdipendenza delle parole con la corrispondente “struttura costitutiva”: confronta fig.1 e fig. 5)
La matrice memorizzante richiedeva anzitutto che le articolazioni della struttura costitutiva venissero ricondotte al dinamismo delle componenti elementari della figurazione: la linea, la regione e il volume.
Per costruire i volumi non si poteva certamente ricorrere alla neutra e statica astrazione delle figure geometriche in quanto non si sarebbe potuta adeguare alla variabilità delle forme e tanto meno al dinamismo della struttura costitutiva.
Siccome ero pittore fu Ceccato stesso a propormi di trovare qualche soluzione grafica in grado di visualizzare le strutture costitutive dei sette oggetti che avrebbero dovuto far parte del mondo percettivo della macchina: la mela, la pera, il piatto, il bicchiere,  un melone, un cespo di lattuga e la tartaruga meccanica.
Fu così che nacque la “perità”.
Bastava stabilire un vettore principale in riferimento al quale un vettore dipendente costruiva unitariamente il caratteristico volume della pera dove la parte superiore a campana confluiva in quella inferiore senza soluzione di continuità.(fig.2)



Figura 2 La “Perità”


                                             

Il vettore con il sussidio di altri grafismi mi offrì pertanto la possibilità di raffigurare l’aspetto dinamico delle strutture costitutive.  Ho potuto così ottenere attraverso queste analisi la tavola delle modalità primarie con le quali si potevano costituire i contorni, le superfici e i volumi degli oggetti (fig. 3)




Figura 3: Strutture costitutive elementari



Il più elementare dei dinamismi era il movimento rettilineo e già questo offriva la possibilità di procedere in due direzioni; a  sua volta le categorizzazioni percettive e rappresentative del “concavo”, del “convesso”, dell’ “espansione” e della “contrazione” ecc. erano sempre il risultato dell’inversione del dinamismo stesso.  
Si era giunti inoltre a verificare che per certi oggetti la struttura  costitutiva si presentava nell’invarianza dei rapporti stabiliti fra le articolazioni e ciò in riferimento all’univocità della denominazione; per altri oggetti o situazioni ambientali invece si ponevano varie alternative, dipendenti prevalentemente da fattori culturali o dagli atteggiamenti dell’osservatore.
Per fare un esempio, lo spazio abitativo visualizzato dalla sezione in pianta nella sua paradigmatica elementarità può essere visto alternativamente come “stanza”, “cella”, “prigione”.(fig.4)



             
                    stanza                         cella                           prigione


Figura 4 : Influenza degli atteggiamenti nelle strutture costitutive



I muri sono sempre gli stessi, ma nella “stanza” vengono percepiti come protezione, rifugio, conforto, nella convinzione di potere entrare ed uscire liberamente.
Nella “cella” del mistico, come luogo di meditazione e preghiera, si annulla la stessa fisicità dei muri nella diretta partecipazione all’assoluto e alla trascendenza.
Ma la fisicità incombe ineluttabile e tragica nella “prigione” dove ogni libertà è negata.



Struttura Correlazionale


Sulla base di queste analisi, che riguardavano l’aspetto semantico del linguaggio, si era pertanto stabilita una comunanza di intenti e una complementarità fra il  gruppo impegnato nella macchina cibernetica e quello dei linguisti dove Glasersfeld  stava elaborando la struttura correlazionale del pensiero che Ceccato esemplificava con lo schema delle tre caselle:

                                         

correlatore
--------------------------------
1° correlato |  2° correlato

                                         --------------------------------

La sezione superiore era assegnata al correlatore  con la funzione di rapporto svolta  prevalentemente dalle preposizioni, congiunzioni,  avverbi ecc.;    a loro volta le caselle sottostanti erano riservate alle coppie dei correlati coi nomi delle cose da mettere in rapporto.
Mentre il gruppo dei linguisti era intento a sviluppare complesse reti correlazionali il nostro gruppo, impegnato nel progetto cibernetico, si avvaleva della stessa unità triadica in quanto la rete correlazionale del pensiero,   avrebbe stabilito il rapporto fra la sfera fisica e quella mentale . c
Si può mostrare in sintesi come le strutture costitutive della mela, della pera e del piatto, registrate nella matrice memorizzante, avrebbero consentito di elaborare una espressione linguistica , seppur semplice ed elementare. (fig.5)




Figura 5 :“processo di semantizzazione



***


Dopo tanti anni ho potuto poi incontrare Glasersfeld al V “intrattenimento metodologico-operativo” tenuto a Rimini nel settembre del 1997.
(Cf. http:/ www. Methodologia.it/wp/WP  88  per un compendio dell’intervento)
E’ ancora vivo il ricordo della vivace discussione che suscitò l’intervento di Giuseppe Vaccarino quando presentò il suo elenco dei “presenziati” quali i colori, gli odori e i sapori ecc.
Nonostante alcune differenze di interpretazione Glasersfeld sostenne con convinzione come questo primo momento dell’attività percettiva era molto simile a ciò che lui intendeva quando si riferiva ai “sensory signals”.
Riflettendo in seguito su alcuni suoi scritti ed in particolare quelli che mi sono giunti attraverso i Workig Papers, mi rendo conto come certi suoi concetti basilari, pur nell’autonomia del suo pensiero, confermano la sua sostanziale adesione ai presupposti della Scuola Operativa Italiana.
Mi riferisco  principalmente alla sua fondamentale definizione di esperienziale con la quale si libera definitivamente dal presupposto ontico di una “realtà” data e di per se esistente e che lui declina nella varie situazioni esperienziali.
Nella stessa definizione di schema esperienziale trovo una sorprendente analogia  con la “struttura costitutiva” in quanto egli riesce a sintetizzare con questo concetto il rapporto interattivo che si stabilisce fra i processi di categorizzazione con le sollecitazioni provenienti dallo stesso mondo esperienziale.


Le implicazioni didattiche della consapevolezza operativa



La collaborazione con Silvio Ceccato e la frequentazione del Centro di Cibernetica segnano anche l’inizio di quella avventurosa e coinvolgente attività di  ricerca  che  mi  consentì  di  mediare  la  “Cibernetica   della mente”  con   l’ Educazione artistica e che intrapresi sulla base di presupposti della Scuola Operativa italiana.
Fu certamente determinante l’apporto di Maurizio Calvesi, prestigioso storico dell’arte, e il contributo delle idee di Ceccato nella elaborazione dei criteri di “Educazione visiva” che presero forma nei  due testi: “L’Immagine” ( (Parini&Calvesi 1970) e “Il linguaggio visivo” (Parini & Calvesi 1980).  Questi testi ebbero poi larga diffusione con i “Gruppi di Didattica operativa” che sorsero in varie città.
(Parini 1961,1963; Beltrame 1970; Glasersfeld 1998; Bettoni  1989)
A distanza di tanti anni assieme alle stimolanti riflessioni che ho potuto condurre rileggendo e meditando gli scritti di Glasersfeld  ritrovo, con sorpresa,  la sorprendente convergenza della mia sperimentazione con le sue analisi dei processi cognitivi particolarmente interessanti per le implicazioni che si possono avere in campo didattico.
Trovo illuminanti esemplificazioni che dovranno essere certamente valorizzate e nel proporre la compartecipazione al loro approfondimento introduco, in sintesi, alcune mie analisi per  l’individuazione e il confronto dei concetti che potrebbero essere sviluppati.



Figure alternanti


Presento così la più semplice delle “figure alternanti” (fig.6) di cui mi avvalgo di solito nelle mie dimostrazioni didattiche e con le quali attraverso la consapevolezza del rapporto interattivo osservazione-linguaggio introduco l’analisi delle componenti fondamentali della figurazione. a partire dal “punto” e dalla “linea”.
Si tratta sempre dell’impegno inteso a superare il pregiudizio di una “realtà” di per sé esistente e che ora ci è consentito attraverso la sintesi che Ceccato propone con il “modello unificato dell’uomo” (Ceccato 1983) e Glasersfeld con la sua definizione di mondo esperienziale.
Consideriamo la fig. 6 :





Figura 6: figura alternante-


Qualsiasi allievo sollecitato a stabilire il punto centrale di questa figura sa certamente indicarlo anche senza ricorrere alla solita traccia con la quale comunemente si visualizza.
Egli comprenderà pertanto come il “punto”, in effetti, non sia altro che il puro dinamismo dell’attenzione che si focalizza in quel certo posto.
Diversamente, si deve proprio allo spostarsi dell’attenzione e ai rapporti che si pongono se nella stessa figura sarà stabilito il raggio e il diametro.
Ciò  dimostra  inoltre  che il “tratto” e la “linea”sono in sostanza un puro dinamismo attenzionale e che soltanto impropriamente, per una mancata consapevolezza, vengono identificati nell’aspetto fisico del tracciato.
Per scoprire infine le operazioni costitutive della superficie, del volume e della spazialità figurativa basta sollecitare l’osservatore a vedere la stessa figura, alternativamente, come “anello”, “cerchio”, “sfera”. (fig.7)


               
                     anello                          cerchio                        sfera

Figura 7: dinamismo attenzionale costitutivo delle figue



Nel vedere l’anello, l’attenzione, nel seguire il tracciato, costituisce la “rotondità“ assegnandole una sia pur minima consistenza volumetrica.
Nel “cerchio” è invece l’area interna al tracciato stesso che viene costruita nell’articolazione della bidimensionalità geometrica.
Nella “sfera” infine si impone incoercibile la costruzione mentale del volume nella sua tridimensionalità.
La sorprendente costatazione dell’attività mentale costitutiva della spazialità figurativa e del volume mi ha indotto ben presto a cambiare radicalmente il mio criterio di valutazione della stereotipia dominante nell’espressione grafica infantile.  Considerati sempre negativamente gli stessi stereotipi consentono ora di approfondire i processi cognitivi.
E’ così possibile rendersi conto come, ad esempio, il semplice tracciato lineare col quale il bambino ci dà l’immagine della palla o del pallone, ma anche del sole o della luna non è certamente una rappresentazione piatta.  Il volume come si è visto con la “sfera” è una costruzione mentale  e ciò vale anche per tutte le figure che il bambino disegna spontaneamente.
E’ questo un processo nel quale un ruolo determinante lo gioca soprattutto l’attività esperienziale di riconoscimento delle cose, quella che Glasersfeld ha così profondamente indagato.
In questo processo il nucleo generativo va comunque identificato nella struttura costitutiva.  Se ne può dare pertanto una sintetica visualizzazione .(fig.8)




  

          Figura 8:   il nome - la struttura costitutiva - lo stereotipo




Corrispondenze della didattica operativa con il costruttivismo radicale


Si comprenderà allora come la sistematica ricerca condotta da Glasersfeld per tutta la vita, nell’intento di integrare i presupposti teorici e metodologici della Scuola Operativa con gli apporti del Costruttivismo Radicale di Piaget possa ora offrire, non soltanto agli studiosi delle scienze cognitive, ma anche agli stessi pedagogisti, nuovi strumenti di indagine e di sperimentazione.
Già il contributo più immediato viene offerto dalle analisi con le quali Glasersfeld, con grande efficacia, riesce a far comprendere che tutto ciò che noi vediamo e ci rappresentiamo è una nostra costruzione mentale.  Si tratta infatti di ricondurre ogni esperienza cognitiva all’attività della memoria e dell’ attenzione.
Esemplari, a proposito sono alcune dimostrazioni che egli presenta nel suo testo “Il costruttivismo radicale – una via per conoscere ed apprendere” (Glasersfeld E. von (1995) Radical constructivism. A way of    knowing and learning. Falmer Press: London) al quale mi riferisco principalmente per queste mie riflessioni.
Di immediata efficacia comunicativa è la semplice visualizzazione grafica (fig9 ) di cui egli si avvale per sollecitare la consapevolezza che l’immagine delle cose non è il riflesso di una realtà precostituita, di cui saremmo i passivi osservatori, ma come lui precisa è il risultato delle strutture concettuali con le quali la mente stessa categorizza il mondo esperienziale. (Glasersfeld 1995: 165)





Figura 9:  Linea ondulata o punti distinti ?



Seguendo testualmente le sue parole egli ci mostra come la sequenza dei puntini  può essere vista sia come andamento lineare unitario, ma anche come tre dossi con i due avvallamenti ed infine come una moltitudine di tanti piccoli punti ben distinti.
Ciò che mi ha colpito, soffermandomi su questa analisi è la concordanza con le esemplificazioni didattiche che ho costantemente proposto prima agli allievi delle Scuole Medie e in seguito a quelli delle Accademie delle Belle Arti nei miei corsi di Educazione Visiva e di Teoria della percezione. (Parini & Calvesi 1970, 1980; Parini 2002)
Scelgo così tra le mie analisi la “Linea” per poter dimostrare che soltanto la concordanza dei risultati e dei criteri di indagine, che ci hanno accomunato nelle nostre esperienze, può garantire la validità del metodo.  Glasersfeld stesso  ne confermerebbe la “viabilità” .
L’ esemplificazione  grafica  consente ora di verificarlo. (fig.10)





figura 10:  “La linea”


Il  tracciato  sollecita   molte  alternative  che  qui  vengono  presentate  con sei            aggettivazioni diverse.
Si noterà  che il significato dipende dal vario modo di articolare i tratti di curva elementari quelli che Glasersfeld definisce “elementi unitari”.  (Glasersfeld 1995)
Dipende infatti dalle loro varie modalità combinatorie se lo stesso tracciato può essere visto in tanti modi diversi.  Fra  questi sorprende certamente la contrapposizione fra la “linea slanciata” e la “linea floscia”.  Essendo definizioni antitetiche non possono certamente attribuirsi al tracciato stesso come fossero sue proprietà intrinseche.
La contraddizione si risolve proprio nel riconoscere che tutto dipende dall’operare mentale ed in questo caso nell’invertire il percorso dello sguardo.
Nella stessa linea, poi, per vederla come “bella”, dovranno essere stabilite le corrispondenze ritmiche tra i vari tratti in cui essa si articola.  Ciò comporta la consapevolezza delle operazioni costitutive dell’atteggiamento estetico ed è proprio su questo controverso problema che negli scritti di Glasersfeld possono trovarsi preziosi spunti di riflessione, utili ad approfondire l’indagine.
L’ analisi del dinamismo che egli ha condotto servendosi di un semplice tracciato lineare è, a proposito, particolarmente interessante.(fig.11 )




Figura11: tracciato lineare    



Ci fa notare, in particolare, come lo stesso tracciato può essere visto unitariamente se l’attenzione lo mantiene compresente nella totalità del suo percorso ma, precisa, che l’attenzione stessa può suddividerlo nell’articolazione di tre terzi, quattro quarti ecc.  Sono queste le modalità elementari che sono a fondamento della fruizione estetica  e con le quali si stabiliscono i rapporti riferibili alle simmetrie, all’equilibrio, alle proporzioni ….
Con questo semplice esempio Glasersfeld ci induce inoltre a riflettere sull’autonomia dell’attività attenzionale  che consente di costituire le varie unità pur in assenza di elementi sensoriali atti a sollecitare la loro distinzione.
Tuttavia la più chiara esemplificazione del modo di operare dell’attenzione nel segmentare le unità elementari  costitutive degli elementi esperienziali la troviamo nel suo fondamentale saggio: “Un modello attenzionale per la costruzione concettuale delle unità e del numero”.  Nella trattazione viene precisato come l’oggetto esperienziale  sia il risultato delle focalizzazioni attenzionali  con le quali si costituiscono le singole unità e come queste risultino poi delimitate dai momenti di attenzione sospesa, quelli che ne determinano poi l’individuazione e la separazione.
Sono queste le operazioni dove i nostri criteri di analisi coincidono.  Tuttavia  mi si è posta, per esigenze didattiche, la necessità di trasferire le mie analisi nel linguaggio specifico della comunicazione visiva.   Ciò mi ha indotto a visualizzare i dinamismi attenzionali ricorrendo a grafismi vari come frecce e trattini facendo pertanto presente, nelle mie esemplificazioni didattiche, che il ricorrere a questi mezzi è un espediente puramente strumentale.
Con questa consapevolezza il pensiero di Glasersfeld non si presta certamente a fraintendimenti e ciò consente di coglierne tutta la sua validità.
E’ senz’ altro risolutiva la sua affermazione, varie volte ribadita, che l’attività attenzionale può anche agire  indipendentemente dai segnali sensoriali ed in particolare quando le partizioni sono una libera  creazione del percipiente.  Questa riflessione trova certamente sostegno nell’affermazione che gli elementi della geometria sono concetti anziché cose fisiche. Ne possiamo avere la più convincente verifica nell’ambito della espressione artistica attraverso la consapevolezza delle operazioni mentali poste a fondamento della percezione e della rappresentazione.
L’analisi del rapporto di interdipendenza osservazione-linguaggio sarà comunque lo strumento più efficace per rendersi consapevoli dei processi cognitivi ed in particolare di quelli che consentono la comunicazione visiva.
Occorre in ogni caso tenere presente che la comunicazione, nella sua più vasta accezione ha luogo soltanto se risultano condivise le operazioni costitutive che sono alla base di ogni attività umana sia che si tratti di un gesto o della stessa opera d’arte.
In un dipinto “le regole compositive” non si impongono di per sé, come qualcosa di fisico, perché come dimostrerebbe Glasersfeld sono una nostra costruzione concettuale. Lui stesso ha ripetutamente stigmatizzato il dogma dei comportamentisti che ritengono significativo soltanto ciò che è direttamente osservabile.
E’ lo stesso atteggiamento di chi ritiene poter comprendere ad esempio un dipinto limitandosi alla mera rappresentazione del soggetto.  Si preclude così la possibilità di poterlo apprezzare per i suoi valori estetici basati principalmente sui rapporti compositivi.


***

Per introdurre questa consapevolezza mi avvalgo spesso di una performance didattica che ora ripropongo  anche come pretesto per mantenere viva la discussione e la ricerca. (fig.12)





       Figura 12:  lo stesso gesto: significati diversi




Si tratta di prendere alcuni oggetti e sollevandoli uno alla volta appoggiarli lentamente sul tavolo ripetendo poi tre volte la stessa operazione .
Chiunque veda rifare lo stesso gesto è portato a dire che il suo significato è identico.
Si ripeterà allora l’azione un’altra volta dicendo alternativamente e in successione:     pongo— dispongo--- compongo.
Ciascuno avrà così la rivelazione che sono le parole a dare significato ai nostri gesti e al nostro comportamento
Sarà infatti agevole dimostrare come nell’atto del “porre”  si tende a focalizzare   l’attenzione su ogni singolo oggetto per cui ciascuno risulterà percepito isolatamente.
Nel “disporre” invece tenderà a prevalere un criterio distributivo che rimanda alle convenzioni abituali.
E’ proprio nel “comporre” che si sarà indotti a stabilire i molteplici rapporti fra gli oggetti e lo sfondo e ciò in riferimento ai principi dell’ ordine, della simmetria e della proporzione, come se fosse un’opera d’arte….
Questa è certamente un’efficace e stimolante introduzione alla comunicazione estetica. ( Ceccato 1987; Amietta & Magnani 1998)


Pino Parini

Referenze

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